Non vuole si chiami stampella, come ha fatto per una vita con la spada e ne saggia l’equilibrio: “leggero, stabile: va bene così”.

La stampella per lui è quello che in giovinezza è stata la spada.

Nella sua seconda vita dopo lo sport e i successi internazionali, lo schermidore novarese Paolo Milanoli è un imprenditore con una chiara filosofia: fare business con idee proprie e progetti che lo coinvolgono.

Una filosofia che l’ha portato sul Lago Maggiore come amministratore di Tompoma, la società creata dal verbanese Renato Brignone per produrre la sua stampella a zeta, un’innovazione tecnologica che fa bene alla salute ma che è anche di moda.

Perfetta per gli anziani e reduci da infortuni in periodo riabilitativo è in grado di cambiare la vita da chi è affetto da disabilità permanenti e deve fare i conti con le controindicazioni delle classiche stampelle canadesi e ascellari.

“Il progetto ha grandi potenzialità, mi ha coinvolto fin dall’inizio”, racconta il 48enne Milanoli, una medaglia d’oro olimpica al collo (Sidney 2000, nella spada a squadre), ma anche una personalità forte e indipendente, schietta e controcorrente, che in un mondo, lo sport, che è anche politica, non sempre l’ha aiutato.

“L’incontro è stato casuale – racconta –. Ero a Novara, nel laboratorio di Corrado (Corrado Crivelli, il tecnico che ha affinato il modello artigianalendr). Stava lavorando a quella che mi è parsa un’idea geniale: uno strumento medico innovativo, utile ma anche bello. Ho incontrato Renato, ci siamo confrontati e abbiamo deciso di metterci in società”.

Innovazione del prodotto, industrializzazione, marketing e promozione sono le tappe prefissate per il viaggio della stampella Tompona.

“Abbiamo realizzato un business plan e strutturato la società, reperendo anche importanti finanziatori che, devo dir la verità, sono stati coinvolti senza troppe difficoltà proprio dalle prospettive positive”.

La prima operazione è stata ed è il concept del prodotto. “A me non piacciono le etichette, a iniziare da quella della disabilità, forse perché mio papà soffriva di poliomielite ma per me vederlo così era del tutto normale. Né mi piace parlare di stampella. Il nostro è un attrezzo che ha una sua utilità, ma che è anche un oggetto di design. Ora dobbiamo farlo capire a tutti”.

Praticità e moda possono sembrare antitetici, ma in Tompoma sono un punto di forza. “Racconto un aneddoto: i medici seguivano una bambina amputata da poco, riluttante per evidenti motivi.

Ha visto le nostre stampelle ortopediche Tompoma, s’è incuriosita, le sono piaciute, le ha provate e ha intrapreso il percorso di riabilitazione”. L’utilità, però, viene prima di tutto. “Stiamo facendo testare il prodotto da medici e università per certificare che usarlo fa bene perché riduce lo sforzo fisico e non affatica gli arti superiori”.

Un prodotto che è stato migliorato. “L’abbiamo alleggerito ulteriormente, sperimentando anche più soluzioni: stampo in un unico pezzo e pezzi assemblati. Corrado ha utilizzato una lega speciale impiegata nell’automotive e nel settore aerospaziale.

Abbiamo lavorato anche per ridurre il prezzo della stampella”. L’obiettivo del 2018 è la produzione di duemila paia.

“Duemila il primo anno, quattromila e diecimila il secondo e il terzo”. I clienti? “Chi ne ha bisogno permanentemente, gli sportivi di alto livello delle specialità paralimpiche. C’è comunque un mercato anche al di fuori del settore della cosiddetta disabilità, per chi ha necessità saltuarie o in particolari circostanze”. Tompoma resta un prodotto ortopedico.“Ma cool, che è poi ciò su cui punteremo nella promozione e nel marketing (parte affidata in società a Nathalie Ghioni, ndr), perché la nostra è comunque un’impresa che ha come obiettivo il profitto”.

Diretto e sincero come quando in pedana era stato ribattezzato “Highlander”, Milanoli è comunque molto appassionato al progetto.

“Mi piace, lo sento mio”. Del resto, smessa la scherma , “tiro una volta la settimana a Novara coi bambini ma solo per divertirmi e trasmettere le sensazioni che ho avuto la fortuna di vivere”, e lasciata la polizia in cui s’era arruolato come atleta, il novarese s’è dedicato a se stesso.

“Ai miei progetti, alle mie idee: un software per gestire gli afflussi di persone allo stadio, una centrale elettrica, quello che mi dà stimoli e soddisfazioni e penso sia un buon affare”.

Anche a Verbania. “Con Renato c’è feeling, è una persona che ha le idee chiare e poco gli importa delle convenzioni. Una volta che abbiamo trovato gli equilibri nel gruppo di lavoro abbiamo iniziato a camminare spediti”. Che, per chi produce e realizza stampelle, è un messaggio positivo e al contempo di buon auspicio.

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